Consacrazione del Santuario

 

     "Non so scrivere!" avevo risposto "Non ne sono capace". "Tu lasciati trasportare dallo Spirito", mi dice Padre Davide, che ancora una volta mi spinge a scrivere le emozioni che in quel momento ho provato. "Scrivi della benedizione del Santuario avvenuta cinquant'anni fa e di quel giorno in cui il Vescovo Caliandro ha benedetto il Santuario con il rito della consacrazione. Scrivi le emozioni che hai provato", mi dice.

     Avevo sinceramente risposto di non saper scrivere perché, nonostante un fiume di ricordi, spesso e sopratutto in quel momento affollano la mia mente, li ho lasciati sempre segretamente nascosti. Avrò bisogno di una pagina per scrivere i pensieri di un attimo.”

Sono emozioni che nascono perché dietro i lavori per la realizzazione del Santuario, ci sono i sacrifici, le ansie, le preoccupazioni di quelle persone che con Teodoro in quegli anni hanno lavorato. Ma, come i testimoni dell'epoca mi hanno detto “una cosa è raccontare e tutt’altro è vivere quello che è accaduto, fino a non riuscire a dormire la notte.”

Ecco, ho sempre tenuto basso il volume che mi consente di parlare di tutto questo.

     Doveva essere una cappella. "Altro che cappella", disse Del Sordo dopo che furono allargate le fondamenta della chiesa. Ma ora che la chiesa era diventata più larga non si riusciva a risolvere il problema della copertura. Nessun tecnico voleva assumersi la responsabilità di affrontare questa difficoltà.

Ma quando la situazione diventa impossibile, Dio manda sempre qualcuno. In Egitto manda Mosè, a Maria manda un angelo, alla mangiatoia dove Gesù giace manda i pastori e i magi, a Jaddico manda due ingegneri che offrono gratuitamente la loro disponibilità e la loro professionalità per realizzarla anche in tempi brevi. Come si sa però, i problemi potevano venir fuori anche dalla chiesa locale, per cui quegli uomini usano in maniera spontanea un'arma che si rivela vincente: quella dell'obbedienza, del silenzio e del non rivelarsi protagonisti.

     Provo emozione perché penso ai "Servi della Madonna" che non avrebbero mai immaginato di veder crescere in questo modo questa chiesa che ora è considerata un riferimento per l'intera diocesi. Inoltre, come nell'Anno Santo del 2000, anche in questo Giubileo della Misericordia il Santuario di Jaddico è stato scelto come luogo privilegiato per guadagnare l'indulgenza plenaria.

Forse non ci stiamo capendo, il Signore in questo modo ci cancella anche la pena, non solo la colpa.

     Quanta misericordia, quanto amore da parte di questo Padre! Non finirò mai di stupirmi della volontà di Dio a perdonare i suoi figli che, se anche dopo averli perdonati continuano a sbagliare Lui è sempre lì pronto, ancora una volta a perdonare, se pentiti.

     "Sono esposta a tutte le intemperie, coprimi ho freddo". Lo sappiamo, è stata questa la richiesta fatta a Teodoro dalla Madonna. Una richiesta fatta utilizzando un linguaggio umano perché una chiesa venisse realizzata in questo luogo, ma il linguaggio divino avrebbe detto: costruiscimi una chiesa, un luogo dove tante persone possano venire a trovare conversione, perché questo mondo cambi, affinché per tutti ci sia la possibilità di conoscere un Dio che è Padre, che è amore e che è salvezza.

     "La piccola Lourdes italiana", fu questo il titolo che compariva su "Oggi illustrato" nell'ottobre 1965, con cui Giorgio Gatta parlava di Jaddico. Lourdes e Jaddico ci fanno parlare dell'acqua, e dell'acqua parleremo il prossimo mese, nel prossimo foglio "Il Ventisette". Parleremo di Emanuele e di una guarigione avvenuta attraverso l'acqua di Jaddico, così come già abbiamo fatto attraverso "Il Ventisette" di gennaio 2006, quando abbiamo raccontato della guarigione di Cira, avvenuta sempre attraverso l'acqua di Jaddico. Questi sono miracoli dell'acqua, ma anche e sopratutto miracoli della Fede. Ma quando finalmente dalle giare di Jaddico sgorgherà ancora una volta quella che la Madonna ha chiamato "l'Acqua mia", allora, che cosa accadrà? Accadrà che andremo a rileggerci il diario di Giuseppina, la moglie di Teodoro, e leggeremo che la Madonna in sogno dice a Teodoro: "Perché l'hai fatta così piccola? - stiamo parlando della chiesa - non sai che verranno anche dall'estero?"

     Io non so quando questo accadrà, ma so per certo che Jaddico avrà bisogno di una chiesa più grande, o di un'altra chiesa, e quindi di un'altra benedizione e un'altra consacrazione che io non vedrò, anzi che sicuramente vedrò da lassù, perché non ci sarò più.

     Vi sto raccontando i miei pensieri tenuti sempre segreti, quelli per i quali, come dicevo, ho sempre tenuto il volume basso, ma ora lo abbiamo alzato anche in posizione stereo e con tutti i sorround accesi, perché quando si prova una gioia dentro non la si può tener seppellita, come sotto il moggio.

     Penso a tutto questo, penso a quei primi uomini che per primi sono venuti qui a pregare e per i quali Jaddico è diventato lo scopo della loro vita. Uomini che io, bambino di dieci anni o poco più, vedevo piangere durante l'illuminazione del muro. "Ed io perché non piango?", mi dicevo. Io, che vivevo in maniera quasi distaccata quella esperienza luminosa.

     Ma oggi, durante la consacrazione del Santuario, per aver pensato a tutto questo, mi accorgo di avere un fazzoletto tra le mani e di avere il volto rigato dal pianto e dall'emozione.

     Ho pensato agli ultimi giorni di Teodoro, al mio papà al quale avrei voluto dire "facciamo assieme quella preghiera che ti piace tanto?". Lui mi avrebbe chiesto "quale?" e io gli avrei detto "quella con cui ci rivolgiamo alla Madonna di Jaddico". "Si", mi avrebbe risposto. Ma non ho potuto dirglielo tutto questo, perché un vetro ci divideva. Era il vetro del reparto rianimazione.

Teodoro era in coma, per questo motivo avevo chiesto ad un amico sacerdote, il cappellano dell'ospedale Di Summa, don Giuseppe Convertini, di recitarla lui con il mio papà, perchè lui poteva avvicinarsi sino al suo letto.

     Il Signore ha premiato quei "Servi" perché, dopo che sono morti, sono andati dritti in Paradiso. Hanno chiuso gli occhi di qua e li hanno riaperti di là.

     E nel giorno della Consacrazione, ma non solo in quello, mentre il Vescovo celebrava, ho immaginato tutti i "Servi della Madonna" presenti, intorno all'altare di Jaddico.

     Sono certo, erano là.

                                                                                                                                                                                                tonino