Impianti industriali e tutela dell'ambiente

 

11 Agosto 2012

 

Nella foto: Brindisi con le tre torce del Petrolchimico in funzione
Nella foto: Brindisi con le tre torce del Petrolchimico in funzione

Gli impianti ILVA di Taranto rappresentano un pericolo e sono stati sequestrati dalla Magistratura per disastro ambientale “senza prevedere alcuna facoltà d’uso”. Ma fermare tali tipi di impianti significa “rottamarli”.

Perché in tutti questi anni non sono state fatte opere di ambientalizzazione di pari passo allo sviluppo delle tecnologie ambientali? Quanti danni sono stati provocati alla città di Taranto in termini sanitari, economici e sociali? Quanta economia è stata rovinata? Basti pensare alla secolare miticoltura irrimediabilmente compromessa.

A Brindisi sono stati citati in giudizio 15 dirigenti Enel e sono stati investiti 120 milioni di euro per coprire il carbonile della centrale di Cerano.  Secondo il vice-sindaco di Brindisi, Paola Baldassarre, sono previsti 500 milioni di euro per opere di adeguamento ambientale. Ma è tutto il sistema industriale brindisino che va rivisto e monitorato, perché nella altre Nazioni gli impianti industriali funzionano e sono compatibili con il territorio circostante.

Non c’è solo l’aria, l’acqua, il suolo e quindi la salute dei cittadini da tutelare, c’è anche, e sempre incombente, un pericolo derivante dagli impianti a rischio di incidenti rilevanti; a Brindisi sono numerosi e la gestione politica-tecnica-amministrativa della vicenda rigassificatore è a dir poco preoccupante.